I dolci nati nei conventi di Napoli
Dietro molti dolci napoletani ci sono le cucine dei monasteri. Un viaggio tra suore pasticcere, ricette segrete e festività.

Per secoli i conventi sono stati tra i più grandi laboratori di pasticceria di Napoli. Le monache avevano tempo, ingredienti preziosi come zucchero, mandorle e spezie, e ricette custodite all'interno delle mura. Molti dei dolci che oggi troviamo nelle pasticcerie vengono da lì.
La sfogliatella di Santa Rosa
La storia più famosa è quella della sfogliatella, che la tradizione fa nascere nel Seicento nel monastero di Santa Rosa a Conca dei Marini, sulla Costiera Amalfitana. Da lì arrivò a Napoli all'inizio dell'Ottocento.
La pastiera di San Gregorio Armeno
Per la pastiera si indica spesso il convento di San Gregorio Armeno, nel centro antico. Le monache la preparavano nella settimana santa per le famiglie nobili. Allo stesso convento si attribuiscono altri dolci, come il divino amore, a base di pasta di mandorle e canditi, e i raffioli, dischi di pan di Spagna con marmellata di albicocche e glassa bianca.
I dolci di Natale delle monache
I roccocò, ciambelle dure con mandorle, scorza d'arancia e pisto, sono legati alle monache del Real Convento della Maddalena, e la loro storia viene fatta risalire al Trecento. I susamielli, biscotti al miele coperti di sesamo, vengono associati alle clarisse. Sono i dolci che ancora oggi annunciano il Natale a Napoli.
Perché proprio i conventi
Lo zucchero e le spezie erano costosi, e i monasteri erano tra i pochi luoghi in grado di permetterseli. I dolci servivano anche come doni per benefattori e famiglie nobili, e a volte come fonte di guadagno. Così le ricette passarono, nel tempo, dalle cucine delle suore alle botteghe dei pasticceri.