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Asprinio di Aversa: il carattere di un vino campano

Viti alte come alberi, vendemmiate con le scale: l'Asprinio è uno dei vini più particolari della Campania, e il cuore frizzante del nostro Aspritz.

Di Famiglia Ceraldi. Pubblicato il . 5 minuti di lettura. Il mondo Aspritz

Illustrazione: l'alberata aversana, con le viti maritate ai pioppi, un grappolo e la scala da vendemmia

A nord di Napoli, tra le province di Caserta e Napoli, c'è una pianura fertile e vulcanica: l'agro aversano. Qui nasce l'Asprinio di Aversa, un bianco che ha una storia lunga e un modo antico, oggi raro, di coltivare la vite. È il vino che dà le bollicine all'Aspritz.

La DOC «Aversa»

La denominazione di origine controllata «Aversa» è stata riconosciuta nel 1993. Il disciplinare prevede due tipologie: l'Asprinio fermo, con almeno l'85% di uve Asprinio, e lo spumante, che deve essere fatto solo con uve Asprinio.

La zona di produzione comprende ventidue comuni: diciannove in provincia di Caserta, tra cui Aversa, Lusciano, Trentola-Ducenta e Sant'Arpino, e tre in provincia di Napoli, cioè Giugliano, Qualiano e Sant'Antimo. È un territorio pianeggiante, tra i 10 e i 101 metri sul livello del mare, con terreni di origine vulcanica fatti di pozzolane e tufo.

L'alberata aversana

La forma di allevamento tradizionale è l'alberata: la vite viene «maritata» a un albero vivo, di solito un pioppo, e sale con lui. Gli alberi sono piantati in filari distanti tra loro una quindicina di metri; le viti arrivano a cinque-otto metri da terra e si stendono da un albero all'altro come festoni.

Per potare e vendemmiare servono lunghe scale di legno, che ogni vignaiolo possiede, e cesti conici chiamati fescine. La tradizione fa risalire questa tecnica agli Etruschi. Il disciplinare ricorda inoltre che nella zona sopravvivono viti centenarie precedenti alla fillossera.

Una storia lunga cinque secoli

Le origini del vitigno sono incerte: si discutono parentele con il Greco e con il Pinot. Un dato più solido arriva dal Cinquecento, quando Sante Lancerio, bottigliere di papa Paolo III, ne documenta la diffusione. Una tradizione popolare, senza prove storiche, ne attribuisce invece l'arrivo a Luigi XII di Francia.

L'Asprinio era di casa nelle taverne napoletane. Non a tutti piaceva: il medico e poeta Francesco Redi ne criticava l'acidità. È proprio quella vivacità, però, che lo ha reso adatto a diventare spumante: il disciplinare lo ricorda tra i primi spumanti secchi.

Nell'Aspritz

Nell'Aspritz l'Asprinio di Aversa spumante prende il posto che nello spritz classico spetta al prosecco. Porta le bollicine e una freschezza che bilancia la dolcezza misurata della base aromatica. Da Ceraldi lo trovi anche da solo, nella nostra carta.

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