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L'aperitivo a Napoli: tradizione, convivialità e nuove interpretazioni

L'aperitivo è nato al Nord, ma a Napoli ha trovato una città abituata da sempre a ritrovarsi al bar. Ecco cosa sappiamo e cosa è cambiato.

Di Famiglia Ceraldi. Pubblicato il . 5 minuti di lettura. Il mondo Aspritz

Il barman di Ceraldi Caffè guarnisce un cocktail al bancone

Napoli è la città del caffè al bancone, della sosta di pochi minuti, delle due parole con il barista. L'aperitivo, invece, ha una storia che parte da più lontano. Vale la pena distinguere quello che è documentato da quello che è più recente, per capire come questo rito sia arrivato anche in Piazza Carità.

Un rito nato al Nord

La storia documentata dell'aperitivo italiano comincia a Torino. Nel 1786 l'erborista Antonio Benedetto Carpano preparò uno dei primi vermouth italiani, e nel corso dell'Ottocento nei caffè torinesi si affermò quella che Edmondo De Amicis, nel 1898, chiamò l'«ora del vermouth». Più o meno negli stessi decenni Milano diventava la città del bitter: Gaspare Campari, partito da Novara nel 1860, si trasferì nel capoluogo lombardo.

Lo spritz ha origini venete. Si racconta che nell'Ottocento i soldati e i funzionari dell'Impero asburgico chiedessero di allungare il vino con l'acqua frizzante, da cui il tedesco spritzen, spruzzare; è un'ipotesi diffusa, non una certezza. Lo spritz con il bitter arriva più tardi, nel Novecento: l'Aperol nasce a Padova nel 1919, il Select a Venezia nel 1920.

Napoli, città del bar

Napoli ha una tradizione conviviale tutta sua, costruita attorno al caffè e al bar inteso come piazza: un luogo di passaggio dove ci si incontra, si parla, si riparte. Anche il vino ha avuto i suoi luoghi: l'Asprinio di Aversa, per esempio, era di casa nelle taverne napoletane.

Non abbiamo trovato fonti che documentino una storia dell'aperitivo propriamente napoletana: per quanto ne sappiamo, l'aperitivo come lo intendiamo oggi, con il bicchiere della sera e qualcosa da mangiare accanto, si è diffuso a Napoli insieme al resto d'Italia. La città, però, aveva già un modo tutto suo di stare insieme al bar.

Le interpretazioni di oggi

Oggi non è raro trovare, a Napoli come nel resto d'Italia, spritz che parlano la lingua del posto: il limoncello al posto del bitter, vini locali al posto del prosecco, nomi che richiamano i luoghi della città. Da Ceraldi, per esempio, c'è il Pignasecca Spritz, che prende il nome dal mercato a pochi passi dal bar, e c'è l'Aspritz, la nostra creazione con agrumi della Costiera Amalfitana, erbe e radici e Asprinio di Aversa spumante.

Sono interpretazioni contemporanee, non tradizioni antiche: è giusto chiamarle così. Il loro senso è usare un rito ormai italiano per raccontare ingredienti e luoghi della Campania.

Un aperitivo in centro, lungo via Toledo

Chi è a Napoli e cerca un aperitivo nel centro storico trova in Piazza Carità un punto comodo: siamo lungo via Toledo, tra piazza Dante e piazza del Plebiscito, all'ingresso della Pignasecca e dei Quartieri Spagnoli, vicino alle fermate Toledo e Dante della metro Linea 1. Da Ceraldi l'aperitivo si prende al bancone o in sala, tutti i giorni fino alle 20:30.

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