'A tazza 'e cafè: il caffè nella canzone e nel teatro napoletano
Una cassiera che non sorrideva mai, un poeta innamorato e una canzone del 1918 che paragona l'amore a una tazza di caffè.

A Napoli il caffè non è solo una bevanda: è entrato nelle canzoni, nel teatro e nei libri. Ed è uno dei modi in cui la città racconta sé stessa.
La storia di 'A tazza 'e cafè
'A tazza 'e cafè è una canzone del 1918, con il testo di Giuseppe Capaldo e la musica di Vittorio Fassone. La portò al successo Elvira Donnarumma, una delle voci più amate dell'epoca.
Dietro la canzone c'è una storia vera. Capaldo era innamorato di Brigida, la cassiera di un caffè del centro, che respingeva tutti i corteggiatori, lui compreso. Così le dedicò una canzone in cui la paragona a una tazza di caffè: amara in superficie, ma con lo zucchero sul fondo. Basta girare il cucchiaino, con pazienza, per trovare la dolcezza.
Nel corso del Novecento l'hanno cantata, tra gli altri, Roberto Murolo, Claudio Villa, Milva, Gabriella Ferri e l'Orchestra Italiana di Renzo Arbore.
Il caffè di Eduardo
Il teatro napoletano ha regalato al caffè la sua scena più celebre: in Questi fantasmi! di Eduardo De Filippo il protagonista, affacciato al balcone, spiega come si prepara il caffè con la cuccumella, cuppetiello compreso.
Il caffè di De Crescenzo
Luciano De Crescenzo ha raccontato il caffè sospeso come il gesto di chi, essendo felice, offre un caffè al resto del mondo. Una frase che ha fatto conoscere l'usanza ben oltre Napoli.