Il caffè sospeso: un gesto napoletano che ha fatto il giro del mondo
Si paga un caffè in più, per chi entrerà dopo e non potrà permetterselo. Un'abitudine piccola, nata nei bar di Napoli.

Il caffè sospeso è semplice: chi entra al bar paga due caffè e ne beve uno. L'altro resta "in sospeso", pagato e in attesa di qualcuno che entrerà più tardi e chiederà se c'è un sospeso. Nessuno sa chi l'ha offerto, nessuno deve ringraziare.
Da dove nasce
Le origini precise non sono documentate e i racconti sono diversi. Secondo una versione l'usanza si diffuse nel dopoguerra, quando molti non potevano permettersi nemmeno un caffè. Lo scrittore Riccardo Pazzaglia ne dava una lettura più leggera: amici che al bancone litigavano per pagare, e il caffè in più lasciato per il prossimo cliente.
A renderlo famoso fuori da Napoli è stato Luciano De Crescenzo, che nel libro Il caffè sospeso lo descrive come il gesto di chi è contento e vuole, in qualche modo, offrire un caffè al resto del mondo.
Il 10 dicembre e il giro del mondo
Il 10 dicembre si celebra la giornata del caffè sospeso, promossa da una rete di associazioni per diffondere l'usanza nei bar italiani. Nel frattempo l'idea è arrivata lontano: in altre città italiane e in vari paesi del mondo, dove ha preso nomi diversi, come il café pendiente in Argentina.
Perché resiste
Il caffè sospeso funziona perché è piccolo: costa poco, non chiede organizzazione e non mette in imbarazzo nessuno. È lo stesso spirito del bar napoletano, dove il caffè è prima di tutto un'occasione per stare in mezzo agli altri. Se vuoi capire meglio questo rito, leggi anche come si beve il caffè a Napoli.