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Il caffè napoletano: un rito, non una bevanda

Tazzina calda, un sorso d'acqua prima, due parole al bancone. Perché a Napoli il caffè si beve in un modo tutto suo.

Di Famiglia Ceraldi. Pubblicato il . 4 minuti di lettura. Caffè e colazione

La sala di Ceraldi Caffè con le poltroncine in pelle rossa e una colazione servita al tavolo

A Napoli il caffè non si "prende": si fa una pausa. Dura pochi minuti, si ripete più volte al giorno e ha regole che nessuno ha mai scritto ma che tutti conoscono. Al bancone di un bar napoletano si capisce subito: si chiede il caffè, si scambiano due parole con il barista, si beve in piedi e si riparte.

La tazzina calda e il bicchiere d'acqua

La tazzina arriva calda, spesso appena tolta dall'acqua bollente o dalla piastra della macchina, perché il caffè non deve raffreddarsi a contatto con la porcellana. Accanto c'è quasi sempre un bicchiere d'acqua: si beve prima, per pulire il palato e sentire meglio l'aroma. Poi l'espresso, corto e denso, con la sua crema.

Lo zucchero è una scelta personale, ma molti bar lo aggiungono già nella tazzina o preparano la "cremina", lo zucchero montato con le prime gocce di caffè fino a diventare una spuma chiara. È la base di tante varianti che si trovano nei bar della città.

La cuccumella, la caffettiera nata a Parigi

Prima della moka, nelle case napoletane c'era la cuccumella, la caffettiera napoletana che si capovolge a metà preparazione. Curiosamente non è nata a Napoli: la inventò nel 1819 un lattoniere parigino, Jean-Louis Morize. Napoli però la adottò al punto da darle il proprio nome.

Il caffè della cuccumella scende lentamente, per gravità, e ci vuole pazienza. Per non perdere il profumo durante l'attesa si mette sul beccuccio il cuppetiello, un piccolo cono di carta arrotolato a mano: un gesto minimo che racconta quanto conti l'aroma.

Eduardo e il caffè sul balcone

Il ritratto più famoso di questo rito lo ha lasciato Eduardo De Filippo in Questi fantasmi!: il protagonista, affacciato al balcone, spiega al dirimpettaio come si prepara il caffè con la napoletana, cuppetiello compreso. È una scena comica e malinconica insieme, e ancora oggi è il modo in cui molti napoletani raccontano il caffè a chi non lo conosce.

Il bar come piazza

Il bar napoletano è un luogo di passaggio e di incontro: si entra per un caffè e si esce con una notizia, un saluto, un consiglio. È anche il posto dove nasce un'altra tradizione tutta napoletana, il caffè sospeso.

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